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Sierologia

La sierologia è quella branca della medicina di laboratorio che studia in laboratorio le reazioni antigene-anticorpo. Il termine deriva dal termine siero, che è il fluido corporeo maggiormente usato per le indagini di biochimica medica. La sua utilità viene dimostrata durante il processo di studio delle manifestazioni del paziente per una corretta diagnosi.

L’UNIONE ANTIGENE-ANTICORPO IN VITRO E LE REAZIONI SIEROLOGICHE

Se il siero di un animale (vertebrato) immune nei confronti di un determinato antigene viene mescolato in vitro con l’antigene corrispondente, gli anticorpi presenti nel siero reagiscono con l’antigene dando luogo ad un ‘’IMMUNOCOMPLESSO’’.

Le Reazioni Sierologiche

La formazione dell’immunocomplesso, in vitro, si accompagna a fenomeni direttamente apprezzabili ad occhio nudo o può essere indirettamente dimostrata con vari artifici. I reagenti fondamentali in qualsiasi reazione sierologica sono due:

1)   Il siero a contenuto anticorpale  noto o presunto tale

2)   L’antigene.

Di questi due reagenti uno dei due deve essere sempre noto il che vuol dire che le reazioni sierologiche consentono:

a)    Disponendo di un antigene noto, di dimostrare in un siero la presenza di anticorpi per quel determinato antigene oppure

b)    Disponendo di un siero contenente un anticorpo noto, di dimostrare in un dato materiale la presenza dell’antigene corrispondente.

 

Le tecniche di laboratorio sono reazioni sierologiche che sfruttano la reattività immunologica per rivelare e quantificare gli anticorpi e gli antigeni di interesse clinico diagnostico

Queste vengono classificate nelle seguenti categorie:

a)    Prove di precipitazione

b)    Prove di agglutinazione

c)     Prove che utilizzano il complemento

d)   Prove di neutralizzazione

e)    Prove che impiegano gli anticorpi o antigeni marcati (es.: immunofluorescenza, tecniche radioimmunologiche e immunoenzimatiche).

 

Tipologia di precipitazione:

Precipitazione in provetta: la precipitazione interviene quando l’antigene, in soluzione acquosa, viene posto a contatto con l’anticorpo in presenza di elettroliti ad esempio in soluzione fisiologica. Il titolo precipitante di un siero può essere determinato valutando la più piccola quantità di esso che sia in grado di precipitare una quantità standard fissa di antigene; oppure si può, di fronte a una quantità fissa di siero, porre quantità scalari di antigene e osservare fino a qual punto si ottenga reazione. Ambedue i metodi sono utili allo scopo e ad unacerta diluizione, la reazione scompare. Il grado di attività di un siero o di un antigene viene indicato dalla ultima diluizione che consente di evidenziare la reazione.

Precipitazione in gel di agar:

in tecniche di questo tipo, uno o entrambi i reagenti antigeni e anticorpi diffondono in un gel (agar, agarosio, amido) e danno origine ad una reazione di precipitazione nel punto in cui si incontrano in concentrazione ottimale.

Si formano bande di precipitazione ben visibili e separate. Ogni sistema antigene-anticorpo infatti da origine ad una distinta linea di precipitazione per cui e’, ad esempio, possibile identificare i singoli componenti in una soluzione che li contenga contemporaneamente

Gel-diffusione doppia bidimensionale (tecnica nota come metodo di Ouchterlony)

Immunodiffusione radiale (metodo noto anche come tecnica di Mancini)

Immunoelettroforesi : E’ una procedura impiegata per l’analisi di campioni costituiti da miscele di proteine (es.. siero).

Prevede 2 stadi successivi:

1)   elettroforesi della miscela in gel di agarosioin modo da separare i singoli costituenti in base alla loro mobilità elettroforetica

2)   deposito di un antisiero, specifico per alcune o tutte le componenti proteiche, in una scanalatura laterale parallela alla direzione della  migrazione elettroforetica.

Le proteine separate dall’elettroforesi e i loro anticorpi omologhi  diffondono quindi nel gel, le une contro gli altri dando origine a linee o archi di precipitato nei punti in cui si incontrano in proporzioni ottimali.

Agglutinazione: la reazione di agglutinazione non differisce sostanzialmente, nel meccanismo, da quella di precipitazione; infatti, lo stesso anticorpo e’ in grado di esplicare azione precipitante o agglutinante in funzione solo dello stato fisico-chimico dell’antigene. Se questo, anziché disciolto nel mezzo, e’ costituto da elementi corpuscolati (es…globuli rossi o batteri) si avrà reazione di agglutinazione. Anche nel fenomeno di agglutinazione sono determinanti la presenza di elettroliti ed il rispetto di  tutte le altre condizioni, quali la temperatura e il tempo di incubazione. La reazione di agglutinazione oltre che in provetta può essere eseguita anche su vetrino (prova rapida)

Agglutinazione passiva: e’ possibilefissare determinati antigeni alla superficie di globuli rossi o di particelle inerti (colloidi,lattice, bentonite) rendendoli così agglutinabili da parte degli anticorpi specifici.

Emoagglutinazione passiva: se l’antigene viene legato ai globuli rossi, la sua reazione con l’anticorpo omologo determina una emoagglutinazione passiva; questa differisce quindi dalla emoagglutinazione naturale o diretta, che dipende dalla reazione dell’anticorpo con gli agglutinogeni naturali  della superficie del globulo rosso.

Inibizione della emoagglutinazione da virus (reazione di Hirst). Alcuni  virus, dotati di emoagglutinine, sono capaci di legarsi ai globuli rossi, determinandone l’agglutinazione, poiché questa reazione viene inibita dalla presenza di anticorpi virus-specifici , e’ possibile titolare questi ultimi con una tecnica nota appunto come inibizione della emoagglutinazione virale o reazione di Hirst

Fissazione del complemento:la classica reazione di fissazione del complemento e’ quella nota come reazione di Wassermann, utilizzata in passato perla diagnosi della sifilide.

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